10 Settembre 2026
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In Irpinia, come in tutto il Sud Italia, si produce energia eolica. Gigantesche pale di giorno girano al vento fondo, proiettando le mobili ombre sulla terra. Di notte brillano lumi vagamente sinistri: le luci rossi di posizione accese sulla sommità di questi giganti d’acciaio per indicare l’ingombro. Sicché la campagna sembra un enorme cimitero. Tutti i crinali, i pendii, le vallate dell’Alta Irpinia sono fitte ormai di pale eoliche. 

È vero che questa parte d’Italia è una delle più disabitate del nostro Paese, ma è altrettanto vero che la bellezza solitaria e austera di questo paesaggio è qui irrimediabilmente compromessa. Certamente né la Toscana né l’Umbria acconsentirebbero mai ad una simile devastazione, dal momento che il loro paesaggio è uno dei beni più preziosi in assoluto. Ma l’Irpinia, e la Basilicata, hanno anch’essi il loro paesaggio da tutelare, nelle sue varie e diverse specificità, così come le altre regioni meridionali.  A generare le maggiori quantità di energia eolica in Italia sono proprio le regioni meridionali: Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Nel 2019 questi territori ospitavano il 91% delle centrali eoliche italiane e la sola Puglia, per potenza, è attualmente in grado di generare un quarto dell’energia eolica totale prodotta. Con tutto ciò l’energia eolica rappresenta solo il 6% dell’energia elettrica nazionale. Intanto il guasto ai paesaggi meridionali è notevole ed evidente a tutti. 

Nel Sud, in un territorio socialmente ed economicamente debole è stato possibile “palificare” le campagne quasi dovunque: i Comuni ci guadagnano, ci guadagnano i privati possessori dei terreni su cui vengono installate le pale eoliche. Qui queste moderne fattorie del vento hanno soppiantato le masserie, nuclei storici dell’attività produttiva delle campagne meridionali. I vantaggi e i benefici assoluti in termini di green revolution sono ancora da definire.