18 Luglio 2026
Unknown

La primavera con le sue generose fioriture offre abbondanti piante dalle virtù medicamentose. Tra queste primeggia il taràssaco, una pianta erbacea spontanea spesso considerata erbaccia da estirpare a causa della sua diffusione prorompente ed espansiva. La sua riproduzione incontrollata è dovuta sia agli insetti impollinatori, che ne sono particolarmente ghiotti, e sia alla sua impollinazione aerea, alla quale anche noi contribuiamo quando, esprimendo desideri, soffiamo la sua infruttescenza, comunemente nota come soffione.

Dalle radici ai fiori, tutta la pianta è utilizzata per rimedi erboristici e per usi culinari, poiché è ricca di valori nutrizionali tra i quali fibre solubili, potassio, calcio, ferro, fosforo, vitamina A e C. Principalmente le sue proprietà aiutano la diuresi e la disintossicazione del fegato, ma viene anche utilizzata nel trattamento o prevenzione della stipsi, delleemorroidi, per la flatulenza, in caso di colesterolo alto, di ritenzione idrica, di cellulite e per regolare il flusso biliare.

Chi ha esperienza nella raccolta delle piante selvatiche può trovare il taràsacco ovunque, fino ad un altitudine di 2000 metri, tuttavia è necessario evitare di raccoglierli in posti inquinati o che subiscono applicazioni chimiche. In alternativa può anche essere coltivato in vaso, nonostante sia una pratica non frequente proprio per la sua ampia propagazione spontanea.

Sebbene questa pianta ha notevoli pregi, anche i prodotti naturali hanno delle controindicazioni e l’assunzione di taràssaco è fortemente sconsigliata in caso di insufficienza renale, eccesso di potassio nel sangue, calcolosi, gastriti, reflusso e altri malesseri. Può avere anche interazioni farmacologiche specialmente con i FANS. Ciò non deve scoraggiare, ma invogliare a conoscere meglio e ad utilizzare, con le giuste precauzioni, una ricchezza naturale come il taràssaco che abbiamo a portata di mano e spesso sottovalutiamo.