18 Luglio 2026
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Attraverso la vicenda del protagonista, Loach dipinge con lucidità la deriva sociale della Gran Bretagna contemporanea. Daniel Blake, interpretato da Dave Johns, è un vedovo di 59 anni che vive a Newcastle. Dopo un infarto, non può più lavorare come falegname e chiede un sussidio statale. Ma il sistema, disumanizzante e burocratico, lo costringe a cercare lavoro e a districarsi online in pratiche che non è in grado di affrontare.

La sua storia si intreccia con quella di Katie, madre single con due figli, appena trasferita da Londra. Anche lei lotta per sopravvivere, tra lavori precari e il desiderio di una vita migliore. Nasce un’amicizia sincera tra i due, fatta di solidarietà e dignità condivisa.

Con la sceneggiatura di Paul Laverty e le musiche di George Fenton, Io, Daniel Blake denuncia le politiche di austerità imposte dai Tories guidati da David Cameron. È un sistema che umilia e lascia indietro, dove conta più il giudizio di un “professionista” anonimo che quello di un medico. Daniel è costretto a frequentare corsi umilianti e compilare curriculum che nessuno leggerà.

Ma non si arrende. La sua resistenza diventa un atto politico, umano prima ancora che civile. Loach racconta con empatia il disagio di chi è escluso, lasciato ai margini da una società che ha perso la capacità di prendersi cura. La solitudine di Daniel e Katie diventa metafora di un’intera classe sociale abbandonata, ma anche simbolo di una possibile alleanza tra fragilità.

Vincitore della Palma d’Oro a Cannes, di un BAFTA e del David di Donatello come Miglior Film Straniero, Io, Daniel Blake è un’opera potente e necessaria. Racconta la perdita di dignità dell’uomo comune e la possibilità di ritrovarla attraverso la solidarietà verso chi è ancora più solo e fragile.