Una partita come le altre
C’era chi diceva così, il derby, quello vero, c’era chi sosteneva questo, tanti i commenti fatti e che sono stati da cornice al match giocato la settimana scorsa tra Salernitana e Cavese. Di acqua ne è passata sotto i ponti, diciamolo con forza. Tranne una gara di una quindicina di anni fa, le due contendenti oramai erano ben lontane da quella consuetudine degli anni settanta e ottanta. Dove il Vestuti ben si prestava ad accogliere quelle sfide sentite. Per chi le ha vissute rimangono un ricordo sfuocato, si era piccoli, anzi quel ricordo lasciava subito il posto ad una ambizione che stentava a decollare dentro quella passione che regnava anche al Vestuti e che l’“inferno” della Serie C rendeva struggente e inespressa. Inespressa, la città, i suoi inenarrabili tifosi, rintanati in quel catino, ancorché sacro, che avrebbe trovato di lì a poco miglior sorte. L’Arechi, la Salernitana bersagliera di Rossi, il cambio di passo deciso che prendeva tra le sue braccia quella passione e che nello stadio nuovo trovava la sua migliore espressione. La serie A, sì il fallimento della società granata, ma di nuovo la massima serie, i grandi campioni, il futuro, la mirabolante infrastruttura che nascerà in questi anni fotografano l’ovvio. La serie C, anche quella di quest’anno, oramai fa parte del teatro dell’assurdo. Si percepisce anche quest’anno: circa 15000 presenze sugli spalti dicono che i colori granata sono sulle spalle dei giganti: i tifosi. Pronti a far uscire dalle secche la squadra, perché quegli anni li sono la storia ma non sono i migliori anni della nostra vita. La partita della settimana scorsa? Una gara come le altre, nulla di più. Le sfide di un tempo restano una parentesi, un capitolo di storia locale, senza togliere nulla a nessuno. Il ricordo ci dice questo e per chi volesse recuperarlo lo farebbe per dire che quanto si raccoglieva davanti al vecchio stadio cittadino era solo uno scherzo del destino, in potenza c’era dell’altro. Si dirà che anche quella è storia, in parte o meno, ma è quella vissuta con gli occhi di un tifoso che ha sempre amato la Salernitana e che ha quei colori appiccicati addosso.