7 Giugno 2026
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Riflettendo sul divenire della società contemporanea, è inevitabile soffermarsi sulla televisione: non solo su come sia mutato il modo di farla, ma sull’impatto che ha avuto su tutti noi. La tecnologia avanza inarrestabile, la medicina ripara quasi tutto, l’ingegneria sfida la gravità. L’essere umano è artefice di imprese straordinarie… eppure, di fronte a certi spettacoli, sembra incapace di domare sé stesso.

Prendiamo i talk show. Un tempo erano autentici luoghi di confronto e rigore, con dibattiti accesi ma civili tra intellettuali. Oggi, assomigliano a un incrocio tra un mercato rionale e un litigio condominiale. Politici, giornalisti, professionisti, inebriati dalla ribalta del grande schermo, perdono ogni freno inibitore e gareggiano a chi alza di più la voce.

Nessuno ascolta più nessuno. Poco importa l’argomento. Ognuno parla sopra l’altro, come se il volume potesse misurare la profondità del pensiero. Il risultato è una totale, assordante confusione. Le ragioni si disperdono, le cause si confondono, le soluzioni evaporano e nessuno riesce più a distinguere la verità dallo spettacolo fine a sé stesso.

Queste rappresentazioni si guardano con un sorriso amaro. L’uomo moderno è capace di costruire ponti tra continenti, ma non riesce a intavolare un dialogo. Sa misurare le galassie, ma non trova il tempo per misurare le proprie parole. L’istinto di prevalere, di zittire, di urlare più forte, quello non è mai stato superato.

Viene allora da pensare che, forse, non stiamo progredendo. Forse stiamo solo facendo più rumore. E in mezzo a tutto questo frastuono, ciò che manca davvero… è un po’ di silenzio. Quello autentico. Quello necessario per ascoltare. Clicchiamo Off.