La storia si fa viva
Appena arrivati al “Grand Egyptian Museum”, si vive un’esperienza immersiva che dà la sensazione di viaggiare nel tempo e trovarsi realmente al cospetto dell’imperatore.
Inaugurato il primo novembre di quest’anno, sta facendo già parlare di se e di quello che rappresenta, contando, già da subito, migliaia di visitatori da tutto il mondo. Il museo è progettato con grande attenzione all’impatto ambientale, pannelli solari, gestione dell’acqua, materiali locali. Non solo un tempio della memoria, ma anche e soprattutto, un organismo che respira in armonia con il suo contesto.
Questo monumento tra i monumenti, realizzato nei pressi della piramide di Giza e immerso armonicamente in tutto il sito archeologico, assorbe migliaia di posti di lavoro che spaziano tra vari settori, dalla conservazione alla tecnologia, dal turismo alla formazione. Si percepisce un fermento nuovo, come se il museo avesse acceso una miccia culturale ed economica, capace di incrementare la crescita di tutto il paese.
La facciata inclinata, punteggiata da pietre color sabbia, sembra nascere direttamente dal deserto. Di notte riflette la luce in un modo quasi ipnotico. All’interno, l’aria è un mix di essenze, che profumano di antico e nuovo, contemporaneamente. L’atrio è così vasto che il passo risuona come in una cattedrale laica, dominata dalla colossale statua di Ramses II, una presenza che cattura e ti guarda con millenaria calma. Le sale si susseguono come piccoli mondi, curate nei dettagli, illuminate con una delicatezza che fa sembrare, ogni reperto, appena portato alla luce. Davanti al corredo di Tutankhamon si prova una sensazione quasi intima, l’oro non abbaglia ma accarezza.
Una curiosità: Pare che la scala monumentale dell’atrio sia stata pensata per far sentire ogni visitatore un piccolo faraone in processione. Si può dire che, per un attimo, ci sono riusciti.