Il rito rock di Lucio Corsi
Al Festival di Sanremo con “Volevo essere un duro”, il cantautore grossetano ha trasformato la sua ascesa in un’esperienza visiva totale con il film-concerto “La Chitarra nella Roccia”, ora disponibile su RaiPlay.
Il fulcro del progetto è l’evento del 30 luglio scorso presso l’Abbazia di San Galgano. In questo luogo spettrale e solenne, già caro a giganti del cinema come Tarkovskij e Scorsese, Corsi ha radunato 700 persone per un concerto “sotto le stelle” che sa di leggenda. Il titolo stesso omaggia il mito di San Galgano Guidotti, il cavaliere che conficcò la sua spada nella pietra: qui, simbolicamente, è la chitarra a farsi croce e rito.
Diretto da Tommaso Ottomano e girato in pellicola 16mm, il film non è solo la cronaca di un live, ma un racconto intimo che alterna la musica ai retroscena tra il regista e l’artista. Sul palco, Corsi è accompagnato da un ensemble di 15 musicisti – inclusi fiati, percussioni e coriste – e dal fotografo Francis Delacroix.
La scaletta è un viaggio nell’estetica glam e nel rock d’autore alla Ivan Graziani: dall’apertura con “Freccia Bianca” ai classici “Altalena Boy” e “Sigarette”, passando per la reinterpretazione sociale di “Maremma Amara”. Ventuno brani in novanta minuti che condensano un percorso iniziato nel 2017 e culminato nel successo sanremese.
Prodotto da Sugar con il sostegno della Regione Toscana, il film è stato presentato al Festival del Cinema di Roma. “La Chitarra nella Roccia” dimostra che il film-concerto ha ancora un senso profondo quando l’arte abbraccia linguaggi multipli. È la vittoria definitiva di un artista che ha saputo portare il sogno e la polvere della Maremma sul grande schermo.