7 Giugno 2026
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Googolando sul termine Salernello le ricerche passano in rassegna la storia di un’impresa incompiuta della Salernitana: era circa il 1998 quando l’allora presidente Aliberti tronfio dei successi della squadra granata cercava casa per dare una dimora al Cavalluccio. Hospitality, campi di allenamento moderni, media room. Ma poi le cose andarono diversamente e passando per Lombardi, il cui sogno raddoppiò pensando al nuovo Arechi, per finire a Lotito e Mezzaroma che accarezzarono l’idea, i giorni nostri non sono da meno: Iervolino, pur ribattezzando l’opera con linguaggio moderno, hub di valori, non ha mai fatto mistero di dare un’infrastruttura moderna al sogno granata. Diversi i tentativi, tutti finiti in un cassetto. Come i sogni. Dal centro sportivo passa la visione di un club moderno, lo dicono i numeri, anzi i modelli virtuosi italiani ed europei. Un’impresa, quella calcistica, cresce giorno dopo giorno grazie alle nuove leve. Perché se è vero che il progetto di riqualificazione dell’Arechi da 139 milioni di euro tra rendering e dibattiti ha preso la scena, è altrettanto vero che la Casa dei Granata rischia di passare in secondo piano. La Salernitana vive la sua quotidianità al Mary Rosy: una struttura funzionale, ma non è la Casa Madre di proprietà che trasforma un club in un’istituzione. Comisso lo sapeva bene: la sua più grande eredità calcistica si chiama Viola Park: un quartier generale dove si contaminano prima squadra, femminile e giovanili. Lì, un ragazzo di 15 anni vive a stretto contatto con i titolari della Serie A. Si crea senso di appartenenza. In Inghilterra, il Training Ground è sacro. In Spagna, le Cantere sono vere e proprie scuole di vita e di calcio che lo stesso Iervolino arrivando a Salerno declamò. Il centro sportivo di proprietà è l’unico vero asset che garantisce futuro, indipendentemente dai risultati. Permette di sviluppare talenti in proprio e di costruire un tetto per i tifosi. Il dibattito vira in direzione diversa, lo stadio tiene banco, ma il quesito pur sonnecchiando, vive: a quando la casa dei sogni?