L’icona rossa che domina Londra
C’è un istante preciso in cui ogni viaggiatore capisce di essere davvero a Londra: è quando un gigante scarlatto taglia la nebbia, stagliandosi contro le facciate di pietra chiara. Il double-decker, l’autobus a due piani, non è solo un mezzo di trasporto; è una macchia di colore che sfida il grigio del cielo britannico, un’istituzione su ruote che racchiude due secoli di ingegno.
Tutto ebbe inizio nel 1829, tra il rumore dei zoccoli e il fango delle strade vittoriane. L’idea era audace nella sua semplicità: per non congestionare il traffico di una metropoli già soffocante, bisognava espandersi verso l’alto. Nacquero così i primi omnibus a trazione animale, dove il piano superiore era un privilegio per chi non temeva il vento. La vera metamorfosi avvenne però nel 1911, con l’ingresso in scena dei modelli a motore. Erano macchine eroiche e spartane: mentre l’autista sedeva protetto, i passeggeri salivano una scala esterna per accomodarsi su un tetto scoperto, sfidando la proverbiale pioggia inglese per godersi una vista inedita sulla città.
Con gli anni Cinquanta arrivò il mitico Routemaster, il bus dal volto familiare che chiuse definitivamente il piano superiore, regalando al mondo quel profilo bombato diventato leggenda. Quel design non è rimasto confinato sulle rive del Tamigi. Come un seme portato dal vento, l’architettura del bus a due piani ha germogliato in ogni angolo del pianeta, evolvendosi negli attuali bus turistici “open-top”.
Oggi, che ci si trovi a Roma, Parigi o New York, salire quegli scalini e conquistare il primo sedile in alto resta un atto magico. È il richiamo di una prospettiva diversa, un’eredità londinese che continua a trasformare ogni spostamento urbano in un piccolo, indimenticabile viaggio panoramico.