12 Marzo 2026

The Doors e il blues selvaggio del Morrison Hotel

Morrison Hotel

Il 9 febbraio 1970 i The Doors pubblicavano Morrison Hotel, l’album che segnò il loro viscerale ritorno alle radici. Abbandonate le orchestrazioni barocche del precedente lavoro, la band californiana scelse di sporcarsi le mani con un blues roccioso, venato di jazz e guizzi fusion, consegnando alla storia un manifesto di pura elettricità.

Il disco si apre con l’immortale Roadhouse Blues, brano-emblema del genere: un ritmo shuffle trascinante, riff di chitarra taglienti e l’armonica che scava solchi nell’aria. Al centro della scena domina lui, Jim Morrison. Il “Re Lucertola” sfodera un timbro profondo e magnetico, capace di oscillare con disinvoltura tra baritonale seduzione e urla di rabbiosa disperazione. È un invito all’evasione notturna, un viaggio verso quella locanda ai confini del mondo che incarna perfettamente lo spirito selvaggio del quartetto.

Morrison Hotel fu un trionfo critico e commerciale. Se brani come Ship of Fools mostrano la maturità del gruppo, è Peace Frog a stupire: un cocktail sincopato di psichedelia e funk che corre su un tappeto ritmico ipnotico. L’album scalò le classifiche mondiali, conquistando il disco d’oro in USA e Francia, mentre in Italia ha saputo resistere al tempo fino a ottenere il platino.

Resta leggendario l’aneddoto della copertina. Per scattare la celebre foto al Morrison Hotel (un vero albergo malfamato di L.A.), la band approfittò di un momento di distrazione del portiere. Si intrufolarono dietro la vetrata, posizionandosi immobili in un silenzio quasi sacrale: uno scatto rubato che racchiude l’essenza stessa dei Doors. Un mix irripetibile di genio, provocazione e follia. Per fortuna.