L’evoluzione dell’artigiano tra tradizione e 3D
Fino a pochi decenni fa, tra i vicoli di Napoli, i mercati di Salerno e il cuore di Caserta, il richiamo era inconfondibile: «Ombrelli! Si aggiustano ombrelli!». L’ombrellaio era una figura familiare, un artigiano ambulante che con cassetta degli attrezzi e sedia pieghevole ridava vita a oggetti nati per durare. Non era l’era dell’usa e getta; era il tempo della pazienza, delle stecche sostituite e dei tessuti rammendati a mano.
L’avvento della produzione industriale a basso costo ha però spezzato questo equilibrio. Negli anni ’90, la concorrenza dei prodotti d’importazione ha svuotato le strade, rendendo l’ombrellaio un mestiere quasi estinto. Oggi, in Campania, le botteghe storiche si contano sulle dita di una mano: l’esempio più celebre resta la famiglia Talarico a Napoli, che dal 1860 tramanda l’arte dell’ombrello di pregio, trasformando un oggetto comune in un pezzo di design esportato in tutto il mondo.
Tuttavia, il declino dei vecchi mestieri non coincide con la fine dell’artigianalità, ma con la sua metamorfosi. Le radici secolari della regione convivono oggi con nuove forme di creatività. Accanto alla sartoria e alle ceramiche artistiche, emerge con forza l’artigiano digitale. Software di progettazione, stampanti 3D e taglio laser hanno sostituito ago e filo in alcuni comparti, dando vita a gioielli complessi e complementi d’arredo innovativi.
La Regione Campania sta accompagnando questa transizione con fondi dedicati all’innovazione e alla competitività. La nascita di Fab Lab e incubatori di start-up dimostra che il territorio non resta a guardare il passato con nostalgia. Non siamo di fronte alla scomparsa del “saper fare”, ma a un’evoluzione necessaria: dalla cassetta degli attrezzi dell’ombrellaio ai laboratori di manifattura avanzata, l’anima artigiana della Campania cambia pelle per restare protagonista.