10 Maggio 2026
24042026-IMG_4889

Suggestivi fiori a grappolo viola, rosa o bianchi sembrano sospesi nell’aria pendendo da tralci spogli e indicandoci che è primavera. È l’infiorescenza del glicine, un genere di piante rampicanti appartenenti alla famiglia delle Fabacee, la cui fioritura comincia prima del comparire delle foglie.

Il fascino dei fiori apparentemente fragili nasconde la silenziosa tenacia delle parti legnose che racchiudono la vera peculiarità di questo genere di pianta. Infatti, il glicine arrampicandosi abbraccia il suo supporto dapprima con tenera dolcezza e in seguito con esuberante determinazione.

I rami giovani si avvolgono a spirale attorno a ciò che trovano, in senso orario o antiorario a seconda della specie, crescendo inizialmente flessibili e diventando poi con il passare delle stagioni più robusti, tanto da lignificare e stringere il supporto con un’energia tale da modificarlo. La forza non è violenta, ma graduale e paziente. Impiega anni a piegare il ferro, sollevare le tegole, crepare le mura… eppure non distrugge, trasforma. L’abbraccio avvolgente e duraturo è così intenso da inglobare il sostegno facendolo diventare una sua parte architettonica.

Il tipo di cambiamento dipende dal materiale. Se è inorganico, come il ferro o la muratura, pianta e supporto diventano reciprocamente la struttura portante dell’altro, quindi rimuovere uno danneggerebbe entrambi. Se invece è organico, come un palo di legno, la stretta della rampicante ne accelera la decomposizione naturale, il sostegno nel deperire lascia come un calco la propria forma che rimarrà impressa nel tronco del glicine per sempre.

Un cammino lento che trasforma. Un abbraccio che unisce due entità separate in una sola struttura. L’impronta di ciò che ha stretto anche dopo la sua scomparsa. Il potere di un abbraccio.