10 Maggio 2026
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In occasione della Liberazione, RaiPlay offre l’opportunità di riscoprire un pilastro del nostro cinema ovvero La lunga notte del ‘43. Correva l’anno 1960 quando l’esordiente Florestano Vancini scelse di portare sul grande schermo un racconto di Giorgio Bassani, avvalendosi della collaborazione di Pier Paolo Pasolini ed Ennio De Concini per la sceneggiatura. Il risultato è un’opera rigorosa che rievoca l’eccidio del Castello Estense, una delle pagine più buie della storia di Ferrara.

Al centro della vicenda troviamo Pino Barilari, un farmacista paralitico interpretato da Enrico Maria Salerno, che osserva il mondo dalla sua finestra. La sua vita privata è segnata dal tradimento della moglie Anna con il vecchio amore Franco, mentre fuori si consuma la tragedia politica. Il federale locale viene ucciso in un’imboscata ordita dal camerata “Sciagura”, un gelido Gino Cervi, che usa l’evento come pretesto per scatenare una rappresaglia feroce. Undici cittadini vengono fucilati sotto le mura del castello proprio davanti agli occhi impietriti di Barilari, unico testimone della strage.

La fotografia di Carlo Di Palma avvolge Ferrara in una nebbia densa che si fa metafora dell’incertezza morale e del clima soffocante della guerra. Vancini dirige un cast eccezionale in cui spicca anche una giovanissima Raffaella Carrà, accreditata con il cognome Pelloni. Il film dialoga idealmente con la malinconia di Estate violenta di Zurlini, ma aggiunge una dimensione civile graffiante.

L’opera non si limita alla ricostruzione storica ma lancia un atto d’accusa preciso verso l’Italia del dopoguerra. Il finale mostra come molti dei responsabili di quegli orrori siano riusciti a mimetizzarsi nella nuova società repubblicana, conservando posizioni di potere dietro una maschera di rispettabilità. Con uno stile asciutto e privo di retorica, Vancini ci consegna una riflessione amara sulla memoria collettiva e sull’impossibilità di una vera giustizia di fronte all’opportunismo degli uomini.