Lasciare per rinascere
Cambiare è indispensabile per adattarsi alle varie fasi della vita, per questo ogni specie ha sviluppato il proprio metodo. Quello del serpente è davvero affascinante: striscia via dalla sua pelle lasciandosela dietro di sé intatta, perfino nelle cavità oculari.
L’epidermide di questo rettile, che si presenta visivamente come un insieme di scaglie unite da piccole pieghe, è formata da un unico strato cutaneo che gli permette di svolgere funzioni vitali come il movimento strisciante, la termoregolazione e la riduzione di perdite d’acqua.
Questa però non è abbastanza elastica per contenere la crescita del corpo, per cui il serpente ha l’esigenza di rinnovarsi. Inoltre, l’ecdisi, vale a dire il processo di sostituzione della pelle, è indispensabile per rigenerare eventuali abrasioni, ripristinare le terminazioni nervose sensoriali tattili e igienizzarsi dai parassiti.
Come ogni cambiamento, anche questo richiede una fase di passaggio con sacrifici e momenti di vulnerabilità. Il serpente smette di nutrirsi, diventa irascibile, tende a nascondersi, l’epidermide perde lucentezza diventando grigiastra e gli occhi si opacizzano.
In questa fase un fluido linfatico ricco di enzimi si accumula tra il vecchio strato di pelle e il nuovo separandoli chimicamente. Quando il processo è completo, il fluido viene riassorbito e gli occhi tornano trasparenti. È il segnale che il serpente è pronto a riemergere. Così inizia a sfregare il muso contro una superficie ruvida per creare una fessura intorno alle labbra, dalla quale striscia fuori rovesciando la pelle (come quando noi sfiliamo i calzini). La nuova cute ha colori brillanti, al rettile ritorna l’appetito e il comportamento abituale.
L’ecdisi ha una frequenza variabile che dipende da fattori fisiologici, cicli ormonali, età degli esemplari e può essere anche una risposta a stress fisici ed ambientali. In caso di alterazioni patologiche può avvenire la disecdisi, ovvero una muta frammentata. Invece, nei soggetti sani la pelle rimane intatta in un unico pezzo. Una copia perfetta di sé, vuota e priva di essenza, rimane ferma mentre il serpente è pronto a continuare la sua esistenza.