18 Luglio 2026
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ROBERT CAPA

Immaginate la scena. Siamo in Indocina, è il 1954, un uomo percorre un campo, a caccia di un’immagine che testimoni l’atrocità della guerra. Passo dopo passo si avvicina alla zona più impervia… Booom!!! La sua vita viene stroncata così, a soli 40 anni.

Pioniere del fotogiornalismo d’assalto e tra i fondatori della Magnum Photos con Henri Cartier-Bresson, Endre Ernő Friedmann, negli anni Trenta costruisce il suo destino creando il suo alter ego “Robert Capa”. Ha “combattuto” 5 guerre durante le quali ha immortalato scene che resteranno impresse nella memoria dell’umanità. Il suo mantra “se le tue foto non sono abbastanza buone, non eri abbastanza vicino” non era solo uno slogan, ma una scelta etica.

Nella celebre “Morte di un Miliziano” del 1936, la scena catturata fa vivere in prima persona l’esperienza della morte. Una tragica bellissima e ambigua foto, per la sua potenza emotiva. Ancora adesso, molti affermano che si tratti di una messinscena, altri parlano di un vero e proprio miracolo fotografico.

A differenza di quello che consente di fare oggi la tecnologia, che amplifica infinitamente l’idea di perfezione, lasciando però distanza e freddezza tra chi osserva e l’opera, la fotografia di Capa, era viva, reale e testimone della realtà. I suoi scatti mettevano a nudo tutta la poesia dell’umanità ferita. Egli diceva che non è lo zoom a creare vicinanza, ma il cuore di chi scatta.   Come molti geni di questo mondo, la sua anima aveva diverse sfaccettature, la vita mondana, l’amicizia con Hemingway e la storia d’amore con Ingrid Bergman lo rendevano idolo indiscusso, mentre la voglia di solitudine e di adrenalina, lo mostravano nella sua fragilità. È la dipendenza da adrenalina a fermare la sua corsa, a soli quarant’anni, su una mina in Indocina, ma il suo sguardo ravvicinato sul mondo non ci ha mai abbandonato.