L’origano non ha mai lo stesso aroma
Piccole foglioline essiccate, chiuse in barattolo, occupano uno spazio chiave in dispensa nell’attesa di essere utilizzate. È l’origano, un’erba aromatica tipica della nostra tradizione culinaria.
Solitamente chiamiamo così tutte le specie appartenenti al genere Origanum che possono servirci per insaporire ogni tipo di ricetta. Le più comuni e facilmente reperibili al supermercato sono l’Origanum vulgare e l’Origanum majorana, ma esistono molte altre varietà con peculiarità differenti. A conferirgli il caratteristico odore e sapore sono sempre i composti chimici di carvacrolo e timolo, tuttavia il sapore può variare non solo in base alla specie, ma anche al clima, all’altitudine e al terreno in cui cresce la pianta e alla modalità di consumo tra fresco e essiccato. In quest’ultimo caso, infatti, l’acqua di cui è composta l’erba aromatica evapora lasciando addensare gli oli, rendendo così il gusto più intenso.
Per un’essiccazione casalinga è sufficiente legare i rametti in piccoli mazzetti e appenderli a testa in giù, in un luogo buio. Se inoltre si desidera mantenere l’aroma sempre pungente, è meglio non sbriciolarlo subito una volta essiccato, in quanto le foglie intere conservano il profumo più a lungo.
L’origano vanta anche una lunga tradizione come “rimedio della nonna” per curare diversi malanni e la scienza, con studi in vitro, ha dimostrato che gli oli essenziali dell’origano, di cui fanno parte i già citati carvacrolo e timolo, hanno effettivamente proprietà antibatteriche e antimicotiche. Tuttavia si tratta di risultati ottenuti in provetta e non di studi clinici su persone, per cui al momento non esistono indicazioni terapeutiche ufficiali.
L’origano è presente in ogni dispensa e, anche se il suo sapore aromatico può variare in ogni barattolo, grazie alla sua chimica rimane uno degli alleati gastronomici più versatili in cucina, che sia per profumare un filetto di orata, esaltare un condimento o insaporire dei pomodorini freschi.