Le madri del Sud
Le mamme del sud sono una delle categorie più penalizzata del nostro paese. Questa è una delle conclusioni del rapporto 2025 di We World Index Italia, un’organizzazione umanitaria che da decenni si occupa dei diritti umani, con particolare attenzione alle donne, alle bambine e ai bambini. Dallo stesso emerge che le opportunità economiche per le donne in Italia restano un punto critico, questo in tutto il paese, ma in particolar modo per le donne del Sud Italia, ove il divario occupazionale tra i due generi supera il 25%, invece, a livello nazionale questo è del 18%. Allora, cosa potrebbe aiutare le mamme del Sud… Sicuramente bisognerebbe partire da quei servizi che sono carenti. E un servizio essenziale è dato dalla presenza dei nidi su tutto il territorio del meridione italiano. Basti pensare che l’obiettivo europeo è fissato al 45 %, ad oggi, nel nostro sud, i servizi per quanto riguarda i nidi sono fermi ad un misero 17%. Da ciò emerge che sono pochissimi, rispetto alla media europea, i bambini che hanno accesso a questi servizi. E, ricordiamoci, questo non ha un effetto solo sull’occupazione delle donne, ma anche un effetto sulle opportunità educative dei bambini. Ergo, siamo lontanissimi da quell’obiettivo! E’ di queste ore la proposta di We World Italia. Una proposta che aspira a modificare il calendario scolastico, al fine di favorire non soltanto le opportunità educative dei bambini, ma anche l’occupazione femminile. L’Italia, si è capito, non è un paese che si allinea facilmente! Qui abbiamo la pausa scolastica più lunga rispetto al resto dell’Europa. Pragmaticamente, con la proposta della sopra citata organizzazione umanitaria, si vuole rimodulare il calendario utilizzando gli stessi giorni di scuola. Semplicemente si vuole procrastinare di due mesi la scuola, con più pause durante l’anno, così come si verifica in tanti altri paesi europei. La strada è lunga e faticosa…
Un dato è certo: ancora oggi, in Italia, nascere in una regione del sud condiziona aspetti come l’accesso all’educazione e al mercato del lavoro e qui le donne restano il gruppo sociale che versa in condizioni di vulnerabilità e marginalizzazione a livello nazionale, con un rischio più alto di subire violazioni dei diritti umani.