Il Papa che non voleva esserlo
Nel 2011, con Benedetto XVI ancora sul soglio pontificio, usciva Habemus Papam di Nanni Moretti. A distanza di pochi anni, le dimissioni di Joseph Ratzinger e l’elezione di Papa Francesco sembrarono confermare l’intuizione del regista: raccontare una Chiesa impreparata a confrontarsi con la fragilità umana.
Il film si apre con un Conclave. Dopo la morte del Papa, viene eletto il Cardinale Melville (Michel Piccoli), che però, colto da un attacco di panico, fugge dalla Basilica e si perde per Roma. Tra pasticcerie, tram e artisti di strada, Melville rivive sogni mai realizzati e riflette sulla propria inadeguatezza. Nel caos delle stanze vaticane, i cardinali si affidano a uno psicanalista laico, interpretato dallo stesso Moretti, per comprendere la crisi del nuovo pontefice. Ma la terapia si scontra con la diffidenza della Curia e con la silenziosa sofferenza di un uomo schiacciato da un ruolo che non sente suo.
Scritto con Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, Habemus Papam racconta una Chiesa smarrita e un Papa profondamente umano. La città diventa lo sfondo di una fuga interiore, con momenti poetici come l’incontro con Todo cambia cantata da Mercedes Sosa.
Moretti non offre soluzioni ma suggerisce un’apertura: una Chiesa capace di ascoltare e cambiare. Non a caso, il film è tornato a circolare sui social anche in occasione dell’ultimo Conclave, quello che ha portato all’elezione di Papa Leone XIV.
Habemus Papam resta uno dei lavori più lucidi del regista romano: non solo un film sulla religione, ma una riflessione sul peso delle aspettative, sulla solitudine e sull’umana paura di non essere all’altezza.