15 Febbraio 2026
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C’è una densità particolare nel lavoro di Anna Maria Saviano, una capacità rara di abitare la pittura non come semplice tecnica, ma come luogo di rivelazione. Mentre il contemporaneo si disperde spesso in linguaggi immateriali, la Saviano sceglie la concretezza della materia per esplorare ciò che resta ai margini dell’occhio. Il suo lavoro richiama la visione di Gilles Deleuze, per cui il dipinto vive di un insieme di “sensazioni” che resistono al tempo: ogni sorriso, gesto o accento cromatico si imprime sulla tela diventandone parte costitutiva e indelebile.

Le sue opere sono la testimonianza di uno sguardo celato. Figure e interni appaiono avvolti da una “fuliggine” cromatica, una nebbia densa che rende difficile il riconoscimento immediato, rimandando a quella sovradeterminazione tipica del sogno. In questo spazio, la materia-colore accompagna il visitatore in un viaggio verso un’identità plurima, condizionata dal movimento lento dei corpi e dalla silenziosa presenza degli oggetti.

Guardare un’opera di Saviano non è dunque un semplice percepire, ma un confronto che supera la descrizione aneddotica della scena. L’artista apre un varco verso una dimensione psichica e fisica che riemerge come “sintomo” – per citare il filosofo Georges Didi-Huberman – richiamando fatti rimossi del nostro vissuto.

È una pittura che trascende la logica del sapere codificato, disponendoci verso un approccio diretto e viscerale. Sono le “ragioni dello sguardo” a guidarci, una visione protesa verso l’indeterminato e l’impuro, dove l’immagine non vuole essere spiegata, ma finalmente sentita nella sua enigmatica bellezza. La mostra dell’artista “Le ragioni dello sguardo”, sarà inaugurata il 24 gennaio alla galleria d’arte “Civico 23” e fruibile fino al 7 febbraio 2026.