10 Maggio 2026

L’architettura del disprezzo e il bestiario umano dei Pink Floyd

Animals

Il 21 gennaio 1977 i Pink Floyd pubblicavano Animals, un’opera cruda che segna una svolta radicale nella loro discografia. Sotto la spinta della visione distopica di Roger Waters, la band abbandona le esplorazioni cosmiche degli anni precedenti per calarsi nel fango di una critica sociale ferocissima. Ispirandosi alla satira di Orwell, il disco seziona l’umanità in tre categorie specifiche identificabili nei Cani, predatori aziendali mossi dall’ambizione, nei Maiali, politici corrotti e moralisti, e nelle Pecore, la massa sottomessa pronta a seguire il pastore verso il macello.

Musicalmente l’album è un trionfo di progressive rock muscolare e privo di concessioni pop. In Dogs, un’epopea di 17 minuti, la chitarra acustica di David Gilmour apre la strada ad assoli che hanno riscritto la storia del rock, mentre la sezione centrale si perde tra i sintetizzatori di Richard Wright e il drumming fluttuante di Nick Mason. Con Pigs l’atmosfera si fa più densa e acida, trascinata da un organo Hammond in minore e da un finale così sporco da anticipare certe sonorità hard rock degli anni Ottanta. Infine c’è Sheep, un brano incalzante in cui spicca una versione stravolta e dissacrante del Salmo 23 che trasforma la preghiera in un grido di rivolta.

Animals non è solo il preludio concettuale al monumentale The Wall, ma resta un’opera iconica anche per la sua estetica. La copertina con il celebre suino gonfiabile sospeso tra i camini della Battersea Power Station è entrata nella leggenda anche grazie a un imprevisto singolare. Il maiale si liberò dai cavi sorvolando Londra per ore e costringendo i piloti di linea a segnalare un oggetto volante non identificato a forma di suino prima di atterrare in una fattoria del Kent. Un’immagine surreale che ancora oggi incarna perfettamente lo spirito ribelle e visionario di un disco senza tempo.