Il fuoco dei Litfiba torna a bruciare in vinile
Il 19 novembre 1990 non fu solo una data sul calendario discografico, ma il momento in cui il rock italiano cambiò pelle. Con “El Diablo”, i Litfiba ruppero gli indugi, abbandonando le atmosfere fumose della Dark Wave fiorentina anni ’80 — quella influenzata da Joy Division e The Cure — per abbracciare un rock mediterraneo diretto, solare e sfacciatamente popolare.
Il successo fu un terremoto: 400.000 copie vendute in diciotto mesi. Merito di una title track diventata inno generazionale, capace di smontare con ironia e sarcasmo il paradosso del satanismo nel rock: “Io della famiglia sono il ribelle, tu vendimi l’anima e ti mando alle stelle”. Ma l’album è un corpus solido che vive anche di brani come “Proibito” e della dissacrante “Gioconda”, dove Pelù mette nel mirino il sacramento del matrimonio con il celebre rifiuto: “L’anello no, no, scordatelo”.
La formazione del 1990 rifletteva un incrocio di talenti unico. Accanto al nucleo Renzulli-Pelù militava un giovanissimo Federico Poggipollini, futuro chitarrista di Ligabue, mentre alle tastiere contribuì Mauro Sabbione (ex Matia Bazar, scomparso nel 2022), la cui firma brilla in tracce come Woda Woda e Ragazzo. Il disco segnò anche l’inizio della “Tetralogia degli elementi”: un viaggio concettuale durato sette anni in cui “El Diablo” rappresentava, inevitabilmente, il Fuoco.
Per i fan e i collezionisti, il 35° anniversario porta con sé una sorpresa attesa. Il 6 febbraio 2026 l’album tornerà nei negozi in una speciale riedizione in vinile. Sarà un’edizione limitata caratterizzata da una colorazione nero splatter, un omaggio estetico alla natura selvaggia di un disco che, a distanza di tre decenni, non ha ancora smesso di bruciare.