Arechi il futuro oltre il cemento
I 103 milioni di euro per riqualificare l’Arechi rappresentano un’iniezione di risorse fondamentale. Gli Europei del 2032, nondimeno, potrebbero essere utili in questa direzione. Ma il problema più profondo va oltre la legittimità e la quantità dei fondi: un investimento straordinario non risolve un problema strutturale ordinario, quello della manutenzione, della gestione quotidiana, della visione. Qui sorge la domanda che i tifosi della Salernitana devono porsi: un investimento pubblico trasforma lo stadio in un asset redditizio e durevole, oppure resta un’opera destinata al deperimento ordinario? La visione deve andare oltre il cantiere, si potrebbe dire. Salerno non è Milano, né Madrid. Ma città poco più grandi della nostra tracciano direzioni già battute. Braga, nel 2004, si ritrovò con l’Estádio Municipal costruito con fondi pubblici per gli Europei. Stessa storia, stesso rischio. La differenza? Il Comune di Braga scelse da subito il partenariato pubblico-privato: lo Sporting Clube de Braga gestisce l’impianto, organizza oltre 180 eventi l’anno tra concerti e iniziative corporate, e copre una quota crescente dei costi di manutenzione. Il denominatore comune non è il budget iniziale, ma la governance flessibile e una visione integrata. Qui sta il nodo vero. L’Arechi riqualificato avrà impianti moderni, ma chi li manterrà domani? I tifosi sanno bene che lo stadio è un bene collettivo. Non è una cattedrale nel deserto da contemplare, ma un motore da far funzionare, una leva economica da attivare. Questa riflessione non vuole essere una fantasia sulle esperienze straniere: dice, al contrario, che esistono modelli concreti e replicabili. I tifosi della Salernitana devono diventare protagonisti del dibattito su come sfruttare l’Arechi oltre le diciotto partite casalinghe. Aprire questo confronto significa pretendere trasparenza su chi gestisce, su come vengono investiti i ricavi e su quale visione abbia l’ente locale. L’infrastruttura è una questione di comunità, non di soli tecnici. E proprio da questa consapevolezza può nascere, finalmente, uno stadio capace di vivere davvero con la sua città.