10 Settembre 2026
I pugni in tasca locandina

Nel 1965, il ventiseienne Marco Bellocchio esordisce dietro la macchina da presa con I pugni in tasca, opera che segna una frattura profonda nel panorama cinematografico italiano. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia sotto la direzione di Andrea Camilleri e reduce da un’esperienza di studi a Londra, il regista piacentino sceglie Bobbio, nella Val Trebbia, come teatro di questa cronaca famigliare dai toni cupi.

La trama si sviluppa attorno a un nucleo famigliare isolato nell’Appennino durante gli anni del miracolo economico. Al centro della vicenda troviamo una madre cieca e i suoi figli, tra i quali spicca Alessandro, interpretato da Lou Castel. Il giovane, affetto da epilessia, vive una realtà claustrofobica insieme alla sorella Giulia e al fratello minore Leone, anch’egli gravemente malato. L’unico membro della famiglia proiettato verso l’esterno è il primogenito Augusto, che sostiene economicamente il gruppo.

In questo contesto di isolamento e patologia, Alessandro matura il progetto di eliminare fisicamente la madre e i fratelli più fragili. Il suo intento è paradossale: liberare Augusto dal fardello della loro assistenza per consentirgli una vita normale, priva di vincoli domestici.

Inizialmente intitolata Epilessia, la pellicola fu rifiutata dalla Mostra del Cinema di Venezia a causa del suo contenuto disturbante, ma ottenne un successo immediato in altri circuiti internazionali. Nel 1966, Bellocchio fu premiato con la Vela d’Argento a Locarno e il Nastro d’Argento per il miglior soggetto.

La partitura sonora di Ennio Morricone, che utilizza frammenti del Dies Irae di Mozart, contribuisce a definire l’atmosfera tragica e immanente del film. I pugni in tasca rimane un’analisi impietosa dei legami famigliari e della provincia italiana dell’epoca, descritta come un ambiente privo di sbocchi morali o sociali. L’opera è oggi accessibile per la visione sulla piattaforma YouTube.