23 Ottobre 2026
Unknown

Circa le 17:00 di sabato pomeriggio, spazio antistante la cattedrale di San Nicola a Bari, uno sparuto gruppo di tifosi granata, si rivolge al santo, il grande taumaturgo, chiedendo di intercedere nella partita che si giocherà di lì a poco, per un miracolo che accompagnasse le gesta della propria squadra del cuore, sottolineando a mo’ di Massimo Troisi nel famoso sketch teatrale davanti a San Gennaro, di non essere abbandonati. Una delle tante scene vissute nella giornata di ieri, attraversando la porta d’Oriente, tra i suoi stretti vicoli, il centro storico, il lungomare, le strade più consuete, girandoti trovavi un amico, un viso conosciuto, e quando non riuscivi bastava poco per riconoscersi, il colore di una sciarpa, il granata di una maglia, si prendeva carico di questo compito. Il racconto sociale di un territorio che si pensa sotto il segno di un cavalluccio e che con quello abita il proprio territorio. Anzi va oltre e quella porta la fa sua trovando una nuova casa dove lanciare il suo canto libero e chiedere quel miracolo.  Sarebbe curioso poter incontrare nuovamente quei tifosi, anzi pescare tra i 4000 salernitani che hanno riempito lo stadio di Bari per capire se o meno il Santo la mano ce l’avesse messa. Come al solito ci sarà chi annuirà, chi dirà il contrario, oppure chi insoddisfatto della sorte terrà il punto sostenendo che la mano c’era stata ma che non sei stato capace di sfruttarla. Se i gradoni dello stadio potessero parlare ti farebbero ascoltare le voci insoddisfatte che si levavano alla fine della partita e che nel viaggio di ritorno a Salerno raccontavano di un’emozione soffocata. Da tempo. Potrebbe essere questo il punto e che la paura del triplo salto mortale potrebbe rendere più soffocante. Ma si badi bene senza cancellare quel tratto di identità che anche ieri è andato in scena, di là dal risultato, dai presidenti, dalle proprietà, dalla sua mediatizzazione, nulla può davanti a quel tratto culturale che l’istituzione Salernitana riesce a rendere: l’appartenenza che di padre in figlio si tramanda e che ieri copiosa si assiepava sugli spalti.