23 Ottobre 2026
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Nel 2015, il regista iraniano Jafar Panahi, nonostante il divieto impostogli dal regime, realizzò “Taxi Teheran”. Questo “finto documentario”, un capolavoro clandestino, sfuggì alle autorità ma conquistò il plauso mondiale, diventando un potente atto di resistenza e un inno alla libertà d’espressione.

Dieci anni prima del suo trionfo a Cannes, Panahi si trasformò in un tassista nella capitale iraniana. La sua auto divenne un palcoscenico mobile, accogliendo un’umanità variegata: da una coppia con visioni opposte a un venditore di video pirata, fino alla nipote Hana Saeidi, in cerca di consigli per un cortometraggio scolastico.

“Taxi Teheran” è un esempio lampante di cinema fai-da-te. Panahi non solo recita e dirige, ma controlla ogni fase della produzione, un’impresa straordinaria in un paese dove i diritti umani sono spesso negati. Attraverso primi piani intensi, il Panahi-tassista sfrutta ogni dialogo per affrontare temi scomodi: dalla pena capitale ai diritti delle donne, fino alla povertà. Il taxi, vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2000 con “Il cerchio”, diventa un teatro in movimento, un microcosmo dove le voci represse possono finalmente esprimersi.

Oltre a Hana, il film include importanti attivisti iraniani come l’avvocatessa Nasrin Sotoudeh e Ghoncheh Ghavami, amplificando il messaggio di denuncia.

Il coraggio di Panahi fu ripagato: “Taxi Teheran” vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, con un’emozionata Hana Saeidi a ritirare il premio. Panahi ha trasformato le limitazioni in un’opportunità. Il film è un omaggio all’atto stesso del fare cinema: rischioso ma gioioso e dirompente, che oppone il movimento all’arresto. Con tocchi neorealisti e un’umanità palpabile, Panahi afferma: il linguaggio di un regista è sempre superiore alla lingua di un regime.

“Taxi Teheran” di Jafar Panahi è disponibile su Rai Play, un’opportunità per scoprire questo straordinario esempio di cinema di protesta e resilienza.