9 Settembre 2026
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Inverno caldo e primavera fredda hanno ingannato 50miliardi di api che si sono risvegliate in anticipo per la finta primavera italiana. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sugli effetti di un inverno anomalo.

Le temperature alte hanno fatto uscire dagli alveari le api; nei fatti, sono morte di freddo, sorprese fuori dalle arnie con l’abbassarsi delle temperature al calare del sole. Ora, gli apicoltori per far sopravvivere le api, devono nutrirle.

Ci siamo chiesti come si possa sfamare un’ape? Si chiamano alimentazioni di soccorso, sono basate su candito e fruttosio, vengono somministrate nel tentativo di mantenere vive le colonie, ma sono costose e non forniscono tutti gli elementi nutritivi presenti nel nettare. Le regine con le temperature di questi giorni smettono di deporre uova. Quindi, mancheranno api nei prossimi mesi. Le aziende sono in grave difficoltà e c’è il rischio che molte non sopravviveranno nei prossimi anni, privando un presidio per l’impollinazione e contribuendo all’aumento della disoccupazione tra coloro che sono specializzati nel settore. In pericolo c’è la produzione di miele dopo che il raccolto del 2023 in Italia è stato stimato attorno ai 15milioni di chili, fra i più poveri del decennio, un risultato già frutto della progressiva tropicalizzazione del clima. Ma il ruolo delle api va oltre la produzione di miele, tre colture alimentari su quattro dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste, le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni. In media una singola ape – precisa la Coldiretti – visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di esplorazioni floreali per produrre un chilogrammo di miele.

La scomparsa degli impollinatori e in particolare dell’ape europea determina la perdita di biodiversità, elemento fondamentale per garantire l’equilibrio dell’ecosistema e la vita dell’uomo.