Il battito funk che cambiò l’Italia
Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera rappresenta il decimo capitolo della discografia del genio di Poggio Bustone, frutto del consolidato sodalizio artistico con Mogol. Pubblicato nel febbraio del 1976, l’album spegne quest’anno cinquanta candeline, confermandosi come uno dei lavori più audaci, originali e influenti della musica leggera italiana.
L’opera brilla per una produzione sofisticata e d’avanguardia. L’apertura affidata a “Un uomo che ti ama” immerge subito l’ascoltatore in un raffinato intreccio tra soft-rock e venature funky, dove l’innovazione armonica non sacrifica mai la godibilità melodica.
Il vero terremoto sonoro è però scatenato da “Ancora tu”. Il brano, diventato un classico istantaneo, riuscì a scalare le classifiche e a imporsi persino nei club grazie a un arrangiamento chiaramente debitore della disco music internazionale di metà decennio. Il testo di Mogol mette in scena un serrato dialogo tra due ex amanti: un incontro che parte con il gelo dei convenevoli (“Ho solo ripreso a fumare”) per sciogliersi gradualmente in una ritrovata tensione erotica (“Ho fame anch’io… e non soltanto di te”). Il successo fu tale che nel 1979 ne venne realizzata una versione internazionale, “Baby, it’s you”, interpretata dallo stesso Battisti per il mercato anglosassone.
Anche l’estetica del disco è iconica. La copertina, che ritrae Lucio mentre corre in una pozzanghera, nacque dalla visione del fotografo Cesare Monti (Cesare Montalbetti), che ricordò così quel set faticoso:
“Bagnammo la strada per rimpinguare le pozzanghere già presenti… Lucio dovette ripetere l’azione almeno un centinaio di volte, scivolando e facendo veri e propri capitomboli. Alla fine del servizio era distrutto, rimase a letto per due giorni.”
Accolto con entusiasmo da critica e pubblico, l’LP si piazzò al terzo posto tra i più venduti in Italia nel 1976. A impreziosire ulteriormente il tessuto sonoro dell’opera troviamo, in veste di session man d’eccezione alla chitarra, un giovane Ivan Graziani: la firma d’autore definitiva su un capolavoro già perfetto.