17 Aprile 2026
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Co-protagonista indiscussa dell’8 marzo è la mimosa che, con i suoi fiori batuffolosi portati in dono, colora di giallo strade e case fin dal 1946.

È una pianta considerata invasiva in molti luoghi, inclusa parte de suol territorio d’origine australiano, a causa della sua rapida capacità di propagazione. Nonostante ciò, grazie alle sue peculiari caratteristiche, è amata ed apprezzata in molti contesti, specialmente in quelli occidentali che l’hanno eletta simbolo della giornata internazionale della donna.

La mimosa inebria ciò che la circonda con un profumo fresco, delicato e dalle note primaverili. Una fragranza leggiadra che per lungo tempo è sfuggita ai profumieri, dato che con i metodi classici di distillazione non si riusciva ad estrarre il suo olio essenziale e solo con l’avvento dei solventi volatili è stato possibile ottenere la sua assoluta. Un aroma naturale al 100% che però non corrisponde allo stesso odore che percepiamo quando annusiamo i fiori freschi. Quest’ultimo è composto da molecole leggere ed effimere che evaporano durante l’estrazione, lasciando solo quelle più stabili che richiamano la cera, il miele e il legno. Non riuscendo a trattenere l’essenza inconfondibile del primo impatto, il profumo finale cambia completamente risultando irriconoscibile. Inoltre questo processo è molto costoso per cui la grande filiera industriale preferisce riprodurre la fragranza sinteticamente in laboratorio.

La mimosa è dunque una specie invasiva indomabile che non si lascia facilmente catturare in un flacone, proprio come l’essenza della donna che non si lascia sintetizzare, che non accetta di essere vista come una riproduzione in serie e che perde qualcosa di fondamentale ogniqualvolta viene ridotta a uno stereotipo.