Non tutte le api producono il miele
Quando pensiamo alle api, spontaneamente ci viene in mente la famosa mellifera: le operaie che volano di fiore in fiore per portare il nettare all’alveare, dove c’è l’imponente regina che dirige una squadra laboriosa ed efficiente.
Questa però è solo una piccola rappresentanza di una famiglia molto più vasta, quella delle Apidae, formata da specie con caratteristiche molto differenti. Ad esempio la Habropoda tarsata, a differenza della più celebre cugina, vive in solitaria, o in alcuni casi ha sì uno stile di vita gregario, ma comunque indipendente e senza gerarchie. Le femmine nidificano scavando nel terreno dove si occupano di deporre le uova e nutrire le larve. Quest’ultime trascorreranno l’inverno nel nido sigillato per emergerne solo la primavera successiva. I maschi, invece, si dedicano principalmente al corteggiamento e quando hanno bisogno di ripararsi o di dormire, si aggrappano agli steli delle piante, si infilano sotto le foglie o in piccole cavità di fortuna.
Entrambi i sessi si nutrono di nettare, impollinando i fiori che visitano, ma considerata la loro struttura asociale più che sociale, non hanno bisogno di fare scorte anche per il resto della colonia, come accade per la mellifera, e per questo non producono il miele.
La Habropoda tarsata non è l’unica a vivere in questo modo, anzi a differenza dell’immaginario collettivo, la maggior parte delle api sono solitarie, sia all’interno della famiglia delle Apidae che tra le specie più lontane appartenenti alla superfamiglia Apoidea.
Stessa famiglia comportamenti opposti. Nessuno di questi è giusto o sbagliato. L’ape mellifera senza alveare non sopravvivrebbe, la Habropoda tarsata vive bene così. La primavera arriva per entrambe, ma ognuno la vive a modo suo. Perché nel mondo degli esseri viventi ognuno semplicemente è.