Il miracolo della resurrezione: le piante che tornano in vita
Chi coltiva anche solo qualche pianta in casa, almeno una volta di fronte ad un esemplare del tutto rinsecchito, accartocciato e dalle tonalità di un morente marrone, avrà pensato “magari si riprende”. Ahimè, una speranza quasi vana, eppure al mondo esistono circa 330 specie che adottano questa mortale apparenza per sopravvivere in condizioni avverse. Vengono chiamate piante della resurrezione proprio perché tornano in vita dopo quella che sembra morte a tutti gli effetti.
La maggior parte delle piante entra in crisi quando l’acqua interna è meno del 60%, le succulente grazie a strategie di accumulo resistono a soglie poco più basse, mentre quelle della resurrezione, disidratandosi quasi del tutto, sopravvivono con livelli intorno al 5%. Anche se l’involucro esterno perdendo il 95% d’acqua risulta secco e alcuni apparati interni vengono autodistrutti, le strutture cellulari essenziali si conservano in attesa di risorgere. Per riuscirci utilizzano la criptobiosi, uno stato in cui tutti i processi metabolici si fermano, impedendo lo sviluppo, la riproduzione e perfino la riparazione. Restano in uno stato di vita sospesa finché le condizioni ambientali tornano favorevoli, poi solo con qualche goccia d’acqua riattivano il metabolismo e in poche ore ripristino gli apparati interni, tornano verdi e come nulla fosse continuano la loro esistenza. Però questo miracolo non sempre avviene: se la disidratazione è troppo rapida non riescono a superare lo stress e il decesso è certo.
Queste specie prediligono ambienti che alternano estrema siccità ad acqua abbondante, quindi non crescono spontaneamente in Italia, ma con precise accortezze è possibile coltivarle in casa. La più famosa in commercio è la Selaginella lepidophylla, detta anche falsa rosa di Gerico o pianta della resurrezione. Tuttavia, essendo venduta per lo più come fenomeno curioso, è presentata come un groviglio secco senza terra e con radici danneggiate, per cui difficilmente vivrà a lungo. Se invece sapremo prendercene cura, un giorno, davanti a un esemplare rinsecchito potremmo finalmente esclamare, “si riprende!”.