9 Settembre 2026
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Paracelso, alchimista del XVI secolo, affermò: “Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”. Sostanze ritenute velenose possono essere innocue o addirittura benefiche se prese nelle giuste quantità, mentre quelle inoffensive possono essere tossiche se assunte in dosi elevate.

Un caso eclatante è quello della belladonna, una pianta erbacea dagli effetti potenzialmente letali. Può causare tachicardia, allucinazioni, delirio, coma e morte, ma viene anche utilizzata in medicina, fitoterapia e omeopatia come miorilassante, preanestetico, dilatatore di pupille, antinfluenzale e perfino come antidoto salvavita per altri tipi di veleno.

Così, la stessa sostanza che Agatha Christie utilizza per avvelenare nei suoi intricati romanzi gialli, può essere somministrata in gravidanza come cura omeopatica.

Vi è dunque una quantità ottimale che la distingue tra medicina e veleno. Questa soglia, però, non è uguale per tutti e ha una variabilità rilevante a seconda dell’età, del peso, delle condizioni di salute e del tipo di preparato utilizzato, che può essere in granuli, gocce o estratti. Per questo e per una cura su misura che sia efficace senza tossicità, prima dell’assunzione è fondamentale affidarsi alle indicazioni di medici, farmacisti, omeopati o altri professionisti del settore.

Così come un veleno può curare, anche una sostanza benefica può avvelenare. La vitamina A è essenziale per il nostro organismo perché protegge dalle infezioni, aiuta la vista, mantiene pelle e mucose idratate. Un suo eccesso però la trasforma in veleno, con sintomi quali secchezza della pelle, debolezza, perdita dei capelli e sopracciglia, dolori ossei, grave cefalea, nausea, vomito, ingrossamento di fegato e milza e in casi estremi può addirittura essere fatale.

Intossicarsi di vitamina A con un’alimentazione comune è improbabile, ma con l’assunzione eccessiva di integratori vitaminici il rischio è concreto, specialmente in gravidanza. Quindi anche in questo caso è sempre preferibile la supervisione medica, perché come diceva Paracelso: è la dose a fare il veleno.