23 Ottobre 2026

Il realismo magico di Alice Rohrwacher tra ingenuità e risveglio sociale

Lazzaro Felice locandina

Nel 2018 Alice Rohrwacher girò quello che fu il suo terzo lungometraggio, «Lazzaro Felice».
Girato nell’Appennino Laziale, l’Umbria e nelle grandi città come Roma, Torino e Milano, la storia ruota sul protagonista Lazzaro che è un servo ingenuo, mite e buono della Marchesa Alfonsina De Luna, un’incontrastata padrona della tenuta all’interno del Parco dell’Inviolata, nota per essere la “Regina del Tabacco”.
Vive in un contesto nella quale la modernità è talmente sconosciuta al punto che i contadini lì presenti non hanno nemmeno mandato i propri figli a scuola, in una condizione retrograda e con valori medioevali.
Lazzaro lavora duro senza battere ciglio e sempre pronto a servire gli altri, tanto che viene sfruttato anche dagli altri contadini senza nemmeno rendersene conto. Tutto cambia quando Tancredi, figlio della Marchesa De Luna, inscena un finto rapimento e Teresa, un’amica di Lazzaro, denuncia la scomparsa del giovane ai Carabinieri che risalgono alla tenuta e alla scioccante scoperta degli agenti: questi fanno sgomberare la tenuta e porta i contadini in caserma per il riconoscimento; di conseguenza loro non sono più sudditi della Marchesa ma persone libere. Grazie all’intervento dei Carabinieri e della Polizia locale, i contadini si rendono conto di essere stati sottoposti ad un “grande inganno”.
Lazzaro, distratto dal rumore dell’elicottero dei Carabineri, cade in un dirupo perdendo i sensi, risvegliandosi poi ai giorni nostri assistendo al progresso economico-industriale della grande città.
Il film di Alice Rohrwacher vinse a Cannes il Premio per la Miglior Sceneggiatura e ricevette molte candidatura tra i David di Donatello e i Nastri d’Argento. Nel cast di «Lazzaro Felice», oltre ad Alba Rohrwacher, sorella di Alice, figurano Nicoletta Braschi, un giovane Luca Chikovani, Adriano Tardiolo nei panni di Lazzaro e il comico e scrittore Natalino Balasso. Per Alice Rohrwacher il film è, a sua stessa ammissione, bislacco e fanciullesco.
In «Lazzaro Felice» c’è un tocco di realismo magico, quello stesso che è presente in «Cento anni di solitudine» di Gabriel Garcia Marquez, con un richiamo sui personaggi biblici: basta pensare che la scena in cui Lazzaro viene risvegliato dalla lingua di un lupo è un chiaro riferimento alla Resurrezione di Lazzaro.
Un altro leit motif dell’opera di Rohrwacher è il lupo, un animale affascinante e temibile allo stesso tempo, un autentico incipit che ruota attorno al plot di «Lazzaro Felice».
«Lazzaro Felice» di Alice Rohrwacher è disponibile sul sito MUBI.