17 Ottobre 2026
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Da Giovedì 15 Ottobre è uscito, nelle sale cinematografiche, “Zustìssia”, il nuovo film di Francesco Piras.
“Zustìssia”, che vuol dire “Giustizia” in sardo, è liberamente ispirato alla vicenda del pastore Beniamino Zuncheddu, condannato ingiustamente per un delitto mai commesso nel 1991 e assolto nel 2024 per non aver commesso tali fatti.
L’8 Gennaio di quell’anno si consumò la Strage di Sinnai, nell’omonimo comune cagliaritano, e Zuncheddu, interpretato da Fabrizio Ferracane, secondo la testimonianza di Luigi Pinna, sopravvissuto al triplice omicidio, fu condannato all’ergastolo.
Nel 2016 l’Avvocato Mauro Trogu, interpretato da un carismatico Michele Riondino, su richiesta della famiglia, decide di riesaminare il caso, convinto dell’innocenza dell’uomo. Dalle analisi degli atti dell’epoca si scopriranno incongruenze e criticità nelle indagini, al punto che il legale decide di difendere, a titolo gratuito, Zuncheddu, percorrendo la strada della revisione processuale.
Oltre agli attori sopracitati, nel cast figura anche Geppi Cucciari nei panni di Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale, speaker radiofonica di Radio Radicale e Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sardegna.
Tratto dal libro “Io sono innocente” scritto da Zuncheddu e Trogu, “Zustìssia” di Piras, al suo primo lungometraggio, vuole ridare dignità in particolar modo a Beniamino Zuncheddu che, dopo 33 anni di carcere, non è stato nemmeno risarcito dallo Stato italiano. Il film, che si avvale della sceneggiatura di Lisa Nur Sultan, allo stesso tempo evidenzia le falle della giustizia italiana, che si rivela dapprima superficiale e poi corrotta, che è incapace di resistere agli inganni e che suscita paura, minando la fiducia nelle istituzioni. 
Da notare anche la bellezza della fotografia che alterna le aule giudiziarie con i paesaggi della Sardegna più rurale, quella montanara, quella dei pastori, già narrata in film come “Banditi a Orgosolo”.
Dalla parte di Zuncheddu, non c’è solo Trogu e Irene Testa, ma anche la famiglia, a partire dalla moglie Augusta che sfida un sistema giudiziario misterioso e pieno di insidie e la comunità che attende il suo ritorno alla vita con le lenzuola appese alla finestra.
“Zustìssia” di Piras non è altro che un film che mette luce su uno degli errori giudiziari che ha fatto la storia, nel senso negativo dell’accezione, della giustizia italiana.