Arechi, lavori tra le ombre
L’ambizioso progetto di riqualificazione da € 139 ml che dovrebbe rendere lo stadio Arechi un impianto moderno, la cui nascita risale a ben 35 anni fa, pronto ad ospitare gli Europei di calcio del 2032, si prende di nuovo la scena. Non appena le ruspe hanno abbattuto le prime rampe di scale della curva Nord un problema ben più complesso si è fatto avanti: la legittimità dei fondi utilizzati per finanziare l’impresa. L’intervento sostenuto dai fondi FESR sembra trovare un primo intralcio: le risorse europee destinate in primis alla messa in sicurezza sismica, efficientamento energetico e infrastrutture essenziali potrebbero non essere imputate a tale finalità, sollevando dubbi sulla coerenza con le finalità del programma. Lo stesso ex Governatore De Luca ha ammesso potenziali criticità: “Dovremmo verificare nelle prossime settimane se ci sono osservazioni da parte dell’Autorità di Controllo. Se ci saranno obiezioni converrà utilizzare altri fondi nell’accordo di coesione”. Ritorna un film già visto altrove: i tifosi della Fiorentina e del Venezia hanno già toccato con mano la vicenda, dovendo attendere fondi alternativi dopo il diniego delle autorità europee. La differenza è che l’Arechi non è uno stadio nuovo ma una ristrutturazione generale, aspetto decisivo nella valutazione. La vicenda solleva interrogativi sul modello di gestione degli stadi pubblici. In Spagna, i club hanno capito che uno stadio deve vivere sette giorni su sette. L’Atlético Madrid con oltre 200 eventi all’anno nel Metropolitano ne è un esempio. La Liga conta nella stagione scorsa ricavi per € 700 ml, la Premier League su € 1.060 ml. In Italia gli stadi raramente diventano spazi polifunzionali redditizi. La gestione burocratica degli enti locali frena la flessibilità necessaria per organizzare eventi mentre i vincoli impediscono di sfruttare le potenzialità commerciali. L’esito non scontato ripropone i dubbi fatti propri dai tifosi ed emersi nel passato: potrà la proprietà pubblica completare nei tempi, manutenere l’opera e trasformare l’Arechi in uno stadio che generi valore anche oltre le partite casalinghe? ©Foto Calcio Salernitana